Trattamento laser per correzione cicatrici sul viso
Pubblicato il Marzo 15, 2024

Contrariamente all’idea diffusa, nessuna tecnologia, incluso il laser, può “cancellare” una cicatrice e riportare la pelle al suo stato originale.

  • Il successo non risiede in un singolo trattamento, ma in un protocollo strategico che combina tempismo, tecniche appropriate (laser, silicone, massaggi) e pazienza.
  • L’obiettivo realistico e raggiungibile è il “rimodellamento tissutale”: migliorare significativamente l’aspetto, la consistenza e il colore della cicatrice, rendendola meno visibile.

Raccomandazione: La vera svolta è smettere di cercare la “gomma magica” e iniziare a pensare in termini di gestione e miglioramento progressivo attraverso un piano personalizzato da un dermatologo.

La convivenza con una cicatrice visibile, che sia il ricordo di un’acne giovanile, di un intervento o di un incidente, porta con sé un peso non solo estetico, ma spesso anche emotivo. Il desiderio di vederla scomparire è profondo e del tutto comprensibile. Questo spinge molte persone a cercare soluzioni rapide, alimentando il mercato di creme “miracolose” e la speranza che un colpo di laser possa, come per magia, cancellare ogni segno. Nella mia pratica clinica, tuttavia, la prima e più importante conversazione che ho con i miei pazienti riguarda proprio la gestione delle aspettative.

Le soluzioni comuni promettono spesso più di quanto possano mantenere. Si parla di cancellazione, di sparizione, di ritorno alla pelle “di prima”. Ma la biologia della pelle è più complessa. Una cicatrice è il risultato di un processo di riparazione; è un tessuto nuovo, con una struttura diversa da quella originale. L’approccio dermatologico moderno, quindi, non si basa sulla vana promessa dell’eliminazione, ma su un concetto molto più potente e realistico: la gestione della cicatrice. E se la vera chiave non fosse cercare di cancellare il passato, ma di riscriverlo in modo più armonioso sulla nostra pelle?

Questo è il nostro angolo di attacco: il realismo clinico. Invece di inseguire un ideale irraggiungibile, ci concentreremo su ciò che la scienza e la tecnologia possono effettivamente fare. L’obiettivo non è la cancellazione, ma un miglioramento estetico e funzionale così significativo da ridurre drasticamente il disagio. Questo articolo non vi offrirà false speranze, ma una guida basata sull’evidenza per navigare nel mondo dei trattamenti, dal cortisone per i cheloidi più ostinati ai protocolli laser più avanzati, svelando quando e come agire per ottenere il miglior risultato possibile.

Per affrontare questo percorso con chiarezza, esploreremo le diverse strategie disponibili, analizzando cosa funziona, perché funziona e, soprattutto, quali sono i limiti di ogni approccio. Questo è il vostro manuale per un approccio informato e strategico alla correzione delle cicatrici.

Perché il cortisone iniettato è più efficace delle creme sui cheloidi gonfi?

Di fronte a una cicatrice ipertrofica o, peggio, a un cheloide — quelle cicatrici esuberanti, rosse e in rilievo che crescono oltre i confini della ferita originale — le creme topiche mostrano rapidamente i loro limiti. Il motivo è semplice: il problema non è solo superficiale. Un cheloide è il risultato di una produzione eccessiva e disorganizzata di collagene nel derma profondo. Le creme, per quanto formulate, faticano a penetrare a sufficienza per modulare questa iperattività dei fibroblasti.

Qui entra in gioco l’infiltrazione intralesionale di cortisone. Iniettando un corticosteroide come il Kenacort direttamente all’interno del tessuto cicatriziale, agiamo alla radice del problema. Il farmaco svolge una triplice azione: riduce l’infiammazione, inibisce la proliferazione dei fibroblasti e diminuisce la sintesi di nuovo collagene. È un intervento mirato che “spegne” dall’interno il processo di crescita anomala. Le creme, al contrario, agiscono principalmente in superficie, con un effetto idratante ed emolliente, ma senza la forza necessaria per invertire un processo fibrotico così aggressivo.

Il protocollo prevede tipicamente infiltrazioni a cadenza mensile. Non è una soluzione immediata, ma dopo alcune sedute, il cheloide inizia visibilmente ad appiattirsi, a perdere il suo colore rosso vivo e a diventare più morbido. L’efficacia di questo approccio è ben documentata: i dati clinici indicano che il risultato di questo trattamento è gradito a circa il 76% dei pazienti. È importante sottolineare che la tendenza a formare cheloidi è spesso genetica e le recidive sono possibili, richiedendo talvolta cicli di mantenimento. In molti casi, l’approccio migliore è combinato: prima si appiattisce il cheloide con il cortisone, poi si interviene con il laser per migliorarne la texture e il colore residuo.

Questo approccio dimostra un principio cardine nella gestione delle cicatrici: la scelta della terapia deve essere commisurata alla natura e alla profondità del problema.

Fogli di silicone o gel in tubetto: cosa funziona meglio per appiattire una cicatrice fresca?

Quando una cicatrice è ancora in fase di maturazione, ovvero nei primi mesi dopo la chiusura della ferita, abbiamo una “finestra terapeutica” cruciale per influenzarne l’esito finale. In questa fase, il trattamento d’elezione, raccomandato dalle linee guida internazionali, è l’uso del silicone medicale. La sua funzione non è chimica, ma fisica: crea un ambiente ideale per la guarigione. Ma la domanda che molti pazienti si pongono è: meglio i fogli adesivi o il gel in tubetto?

La risposta dipende principalmente dalla localizzazione e dalla praticità. Entrambe le formulazioni funzionano creando un microclima occlusivo sulla cicatrice. Questa occlusione aumenta l’idratazione dello strato corneo e regola l’attività dei fibroblasti, normalizzando la produzione di collagene e contribuendo a prevenire la formazione di cicatrici ipertrofiche. Il foglio di silicone è eccellente per aree piane e poco mobili, come l’addome o la schiena, dove può essere lasciato in posa per molte ore, garantendo un’occlusione costante e una protezione meccanica contro gli sfregamenti.

Il gel, d’altro canto, offre una versatilità imbattibile. È la scelta ideale per zone articolari (ginocchia, gomiti), per il viso o per cicatrici dalla forma irregolare. Una volta applicato, si asciuga in pochi minuti creando una pellicola trasparente, invisibile e flessibile, che permette anche l’applicazione di trucco o creme solari. La scelta, quindi, non è tanto una questione di efficacia superiore di uno rispetto all’altro, ma di aderenza alla terapia: il miglior trattamento è quello che il paziente riesce a usare con costanza per almeno 12 ore al giorno per un periodo di 2-3 mesi.

Per aiutare a orientare la scelta, ecco una sintesi delle loro caratteristiche principali, basata su un’analisi comparativa delle loro proprietà.

Fogli di Silicone vs Gel di Silicone
Caratteristica Fogli di Silicone Gel di Silicone
Facilità d’uso Pronti all’uso, ideali per aree piane come addome, torace o schiena Si adatta facilmente a qualsiasi parte del corpo, comprese zone difficili come articolazioni, viso o dita
Durata Riutilizzabili: possono essere lavati e utilizzati più volte Si asciuga in 4-5 minuti formando un foglio ultra sottile
Applicazione Applicazione diretta, copertura uniforme Asciugandosi rapidamente, diventa trasparente e quasi invisibile
Protezione Crea una barriera contro fattori esterni, sfregamenti o contaminanti Forma una pellicola protettiva una volta asciutto

Indipendentemente dalla forma, l’uso precoce e costante del silicone è uno degli atti più potenti che possiamo compiere per guidare la guarigione verso un esito esteticamente migliore.

Cosa succede se prendi il sole su una cicatrice rossa di meno di 6 mesi?

Questo è uno degli errori più comuni e dannosi che osservo nella mia pratica. Esporre al sole una cicatrice “giovane”, specialmente se ancora rossa o rosata, è il modo più rapido per ottenere un inestetismo permanente e molto più difficile da correggere: l’iperpigmentazione post-infiammatoria. Una cicatrice fresca è un tessuto in piena attività infiammatoria e di rimodellamento. La pelle è vulnerabile, e i raggi UV agiscono come un potente stimolo irritante.

Ma cosa accade a livello cellulare? La pelle, sentendosi “attaccata” dai raggi solari, attiva in modo esagerato i suoi meccanismi di difesa. I melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina, entrano in uno stato di iper-lavoro proprio nell’area della cicatrice. Il risultato è un accumulo disomogeneo di pigmento che scurisce la cicatrice, facendola virare verso un colore brunastro o violaceo. Questo fenomeno è spiegato chiaramente da esperti in fotoprotezione, come sottolinea Eau Thermale Avène.

Quando è esposta ai raggi del sole, la pelle danneggiata lavora duramente per proteggersi producendo più melanina. Questo può portare alla comparsa di piccole macchie marroni (i dermatologi la chiamano ‘iperpigmentazione post cicatriziale’).

– Eau Thermale Avène, Proteggere le cicatrici al sole

Questa pigmentazione anomala può diventare permanente, rendendo la cicatrice molto più visibile della sua controparte non esposta al sole. Una volta che la macchia si è formata, correggerla richiede protocolli laser specifici per il pigmento, allungando e complicando notevolmente il percorso di trattamento. La prevenzione, in questo caso, non è solo consigliabile, è fondamentale. La regola d’oro è: protezione solare totale (SPF 50+) sulla cicatrice, applicata generosamente e frequentemente, per almeno 12-18 mesi dalla sua formazione, anche in inverno e nelle giornate nuvolose.

Per trasformare questa consapevolezza in azione, è utile avere un piano chiaro. Questo approccio sistematico è l’unica garanzia per prevenire danni a lungo termine, come raccomandato anche da fonti autorevoli nel campo della dermatologia cosmetica, che pongono l’accento sulla costanza.

Il vostro piano d’azione per la protezione solare delle cicatrici

  1. Applicare una protezione solare ad ampio spettro SPF 50+ sulla cicatrice almeno 20 minuti prima di uscire.
  2. Se possibile, coprire la cicatrice con indumenti, cerotti o fasciature quando l’esposizione è prolungata.
  3. Evitare l’esposizione diretta al sole durante le ore di massima intensità, tipicamente tra le 11:00 e le 16:00.
  4. Riapplicare la protezione solare ogni due ore, e sempre dopo aver nuotato o sudato abbondantemente.
  5. Mantenere questa routine di protezione costante per un minimo di 12 mesi dalla formazione della cicatrice, senza eccezioni.

Ignorare questo semplice protocollo può compromettere il risultato di qualsiasi altro trattamento, anche il più sofisticato, che si intenda fare in futuro.

L’errore di fare il needling su cicatrici ancora infiammate

Il microneedling, spesso eseguito con dispositivi come la Dermapen, è una tecnica molto efficace per migliorare le cicatrici atrofiche, come quelle lasciate dall’acne. Il principio è quello di creare micro-perforazioni controllate nel derma per stimolare una risposta di guarigione e indurre la produzione di nuovo collagene ed elastina, “riempiendo” così la depressione della cicatrice. Tuttavia, il successo di questa procedura dipende in modo critico dal tempismo. Trattare una cicatrice ancora in fase infiammatoria è un errore strategico che può portare a un peggioramento anziché a un miglioramento.

Una cicatrice infiammata è un tessuto ancora “arrabbiato”, caratterizzato da rossore, sensibilità e talvolta prurito. In questa fase, il processo di guarigione non è ancora stabilizzato. Sottoporre questa area a un ulteriore trauma, seppur controllato come quello del needling, rischia di gettare benzina sul fuoco. Invece di stimolare una rigenerazione ordinata, si può scatenare una risposta fibrotica eccessiva. In pratica, si rischia di trasformare una cicatrice destinata a diventare piatta in una cicatrice ipertrofica o addirittura in un cheloide. È fondamentale riconoscere i segnali di un’infiammazione ancora attiva: un colore rosso vivo o violaceo, gonfiore, e sensibilità al tatto sono campanelli d’allarme da non ignorare.

Quando è sicuro procedere? Generalmente, si attende che la cicatrice sia “quiescente”, ovvero piatta, di colore bianco o rosa pallido, e non più dolente o pruriginosa. Questo processo di maturazione può richiedere dai 3 ai 6 mesi, a volte di più a seconda della genetica individuale e del tipo di ferita. Solo quando l’infiammazione si è completamente risolta, il needling può esprimere il suo potenziale, stimolando una rigenerazione controllata e un rimodellamento tissutale positivo. Agire prima è come cercare di costruire una casa su fondamenta ancora fresche: il risultato non può che essere instabile.

La pazienza, anche in questo caso, non è una virtù passiva ma un elemento attivo e strategico del protocollo di trattamento.

Come coprire una cicatrice in rilievo con il trucco senza creare l’effetto “mascherone”?

Mentre i trattamenti dermatologici lavorano nel tempo per migliorare la struttura di una cicatrice, il trucco correttivo o “camouflage” offre una soluzione immediata per mitigarne l’impatto visivo e il disagio sociale. Tuttavia, coprire una cicatrice in rilievo (ipertrofica) presenta una sfida unica: non si tratta solo di colore, ma di texture. L’errore più comune è applicare strati spessi di fondotinta, ottenendo l’effetto opposto: un “mascherone” che attira l’attenzione proprio sull’irregolarità che si voleva nascondere.

La tecnica professionale si basa sull’illusione ottica e sulla stratificazione intelligente. Il segreto non è aggiungere volume, ma giocare con luci e ombre per appiattire visivamente il rilievo. Il primo passo è creare una base liscia. Un primer a base di silicone è fondamentale: agisce come uno “stucco” cosmetico, riempiendo otticamente le irregolarità della pelle e creando una superficie più uniforme su cui lavorare. Successivamente, si interviene sul colore. Per neutralizzare il rossore tipico delle cicatrici in rilievo, si usa un correttore verde, seguito da un correttore opaco di un tono leggermente più chiaro della propria pelle, applicato solo sulla sommità del rilievo. Questo crea un punto luce che lo fa apparire otticamente meno sporgente.

Solo a questo punto si applica il fondotinta, che deve essere ad alta coprenza ma dalla texture fluida. Il metodo di applicazione è cruciale: va picchiettato con una spugnetta umida, mai strisciato, per non spostare i correttori sottostanti. Infine, si fissa il tutto con un velo di cipria traslucida, applicata delicatamente con un piumino. Per una coprenza e una durata eccezionali, esistono linee di prodotti medicali specifici (come Dermablend o Covermark) nati proprio per queste esigenze. Ecco i passaggi chiave:

  • Applicare un primer a base di silicone per levigare la texture.
  • Utilizzare un correttore opaco (un tono più chiaro) solo sulla parte più alta del rilievo per appiattirlo otticamente.
  • Stendere il fondotinta picchiettando con una spugnetta umida, non strisciando.
  • Fissare il tutto con una cipria traslucida per garantire la durata.
  • Considerare l’uso di prodotti per il camouflage medicale per risultati professionali.

Con la giusta tecnica, il trucco diventa un potente alleato, uno strumento che restituisce sicurezza in attesa che i trattamenti a lungo termine facciano il loro corso.

Come massaggiare la cicatrice per evitare che “tiri” o diventi dura?

Un aspetto spesso trascurato nella gestione delle cicatrici, ma di fondamentale importanza, è il massaggio. Una cicatrice, durante la sua maturazione, può sviluppare aderenze con i tessuti sottostanti (fascia muscolare, adipe). Questo la rende rigida, retratta e può causare una sensazione di “pelle che tira”, limitando nei casi più gravi anche il movimento. Il massaggio cicatriziale è una terapia manuale che ha lo scopo di prevenire e trattare queste aderenze, garantendo che la cicatrice rimanga morbida ed elastica.

Non si tratta di un massaggio generico. Si utilizzano tecniche specifiche per “scollare” meccanicamente i tessuti. La manovra del “palper-rouler” (pizzicamento e rotolamento) consiste nel sollevare delicatamente la plica cutanea della cicatrice e farla rotolare tra le dita, per separarla dai piani più profondi. Le “frizioni trasversali”, invece, si eseguono con la punta delle dita muovendo la cicatrice perpendicolarmente alla sua linea, per rompere i ponti di fibrina che la rendono rigida. Infine, uno stretching dolce in tutte le direzioni aiuta a mantenere l’elasticità del tessuto.

Questo protocollo andrebbe iniziato non appena la ferita è completamente chiusa e non ci sono più croste, e proseguito quotidianamente per almeno 5-10 minuti. L’uso di una crema idratante o, ancora meglio, di un prodotto a base di silicone, non solo facilita lo scorrimento delle dita, ma contribuisce a mantenere la cicatrice idratata e morbida. La costanza è la chiave del successo. Un massaggio eseguito regolarmente può trasformare una cicatrice destinata a diventare dura e retratta in un segno morbido e pienamente integrato nel tessuto circostante. Ecco un protocollo semplice da seguire:

  1. Iniziare massaggiando la zona con una crema idratante o a base di silicone, con movimenti circolari per 2-3 minuti per riscaldare e ammorbidire il tessuto.
  2. Eseguire la tecnica del “palper-rouler”: pizzicare delicatamente la cicatrice e la pelle circostante e farla rotolare tra pollice e indice lungo tutta la sua lunghezza.
  3. Effettuare delle frizioni trasversali: con la punta del dito, muovere la cicatrice avanti e indietro, perpendicolarmente alla sua direzione.
  4. Terminare con uno stretching dolce, tirando delicatamente la pelle ai due lati della cicatrice in tutte le direzioni (su, giù, destra, sinistra) per 1-2 minuti.

Il massaggio non cancella la cicatrice, ma ne migliora drasticamente la qualità funzionale ed estetica, un perfetto esempio del nostro approccio di “gestione” attiva.

Laser non ablativo sulle smagliature vecchie: si possono cancellare o solo migliorare?

Le smagliature (striae distensae), specialmente quelle “vecchie” o “bianche” (striae albae), rappresentano una delle sfide più complesse in dermatologia estetica. A tutti gli effetti, sono cicatrici atrofiche del derma, causate da una rottura delle fibre di collagene ed elastina. Qui, più che mai, il concetto di “cancellazione” si scontra con la realtà biologica del tessuto. Una smagliatura bianca è un tessuto cicatriziale maturo, con scarsa vascolarizzazione e attività cellulare. Può un laser non ablativo, che lavora senza rimuovere gli strati superficiali della pelle, farla scomparire?

La risposta, con il necessario realismo clinico, è no. Non può cancellarla. Tuttavia, può migliorarla in modo significativo. I laser non ablativi (come il Fraxel o altri laser frazionati erogati a basse energie) funzionano emettendo energia termica nel derma in micro-colonne, lasciando intatto il tessuto circostante. Questo calore controllato stimola i fibroblasti a produrre nuovo collagene e nuove fibre elastiche. Questo processo, chiamato rimodellamento tissutale, agisce dall’interno per “rimpolpare” il fondo della smagliatura, migliorarne la texture e stimolare una lieve ripigmentazione, rendendola meno visibile e meno depressa al tatto.

È cruciale comprendere la differenza tra “rigenerare” e “rimodellare”, come evidenziato da pubblicazioni specialistiche nel campo.

Nessun laser ad oggi è in grado di rigenerare una cicatrice ritrasformandola in cute vitale fisiologica, la cicatrice è una lesione permanente, ma la stimolazione termica e l’eventuale ablazione laser possono stimolare il rimodellamento del collagene, la produzione di fibre elastiche, la sintesi di neocollagene e di GAG. Tutte queste modificazioni concorrono all’effettiva ristrutturazione della cicatrice stessa risollevandone il fondo e rendendola meno evidente.

– La Medicina Estetica, Tecnologie elettro-ottiche nel trattamento delle cicatrici

Il percorso richiede pazienza: sono necessarie più sedute (da 3 a 6, o più) a distanza di circa un mese l’una dall’altra, e i risultati si apprezzano gradualmente nell’arco di 6 mesi, il tempo necessario al collagene per maturare. L’obiettivo realistico non è la pelle perfetta di prima, ma una smagliatura più sottile, meno bianca e meno incavata, che si fonde meglio con la pelle circostante.

Ancora una volta, il successo non è la sparizione del segno, ma la sua trasformazione in un difetto quasi trascurabile.

Da ricordare

  • Gestione, non cancellazione: L’obiettivo realistico di qualsiasi trattamento è migliorare l’aspetto di una cicatrice, non eliminarla. La pazienza e la costanza sono essenziali.
  • Il tempismo è tutto: Trattare una cicatrice nella fase giusta (con silicone e protezione solare quando è fresca, con laser o needling quando è matura) è cruciale per il successo.
  • Un approccio multimodale vince: I risultati migliori derivano spesso dalla combinazione strategica di più trattamenti (es. cortisone + laser, massaggio + silicone) in un protocollo personalizzato.

Protocolli viso-corpo e laserterapia: come trattare macchie e lassità in sicurezza durante l’inverno?

L’inverno è universalmente riconosciuto come la “stagione dei laser”. Il motivo è l’assenza (o la drastica riduzione) dell’esposizione solare intensa, che rende la pelle meno reattiva e minimizza il rischio di complicanze post-trattamento come l’iperpigmentazione. Questo permette di utilizzare energie più elevate e protocolli più aggressivi in totale sicurezza, sia per il trattamento di cicatrici che per altri inestetismi come macchie solari e lassità cutanea. Tuttavia, pensare che in inverno il sole sia innocuo è un errore. Anche se i raggi UVB (responsabili delle scottature) sono più deboli, gli esperti avvertono che i raggi UVA, principali responsabili dell’invecchiamento cutaneo e della stimolazione pigmentaria, mantengono quasi inalterata la loro intensità e attraversano nuvole e vetri.

Un protocollo laser invernale strategico tiene conto di questo e si articola in diverse fasi. L’autunno (ottobre-novembre) è il momento ideale per i trattamenti più “impegnativi”, come i laser ablativi frazionati (CO2, Erbium), che richiedono un tempo di guarigione e una rigorosa astensione dal sole. Questi laser sono eccellenti per il resurfacing profondo di cicatrici da acne e per il miglioramento della texture. Nei mesi centrali dell’inverno (dicembre-gennaio), si può procedere con trattamenti di mantenimento o con laser non ablativi per stimolare il collagene e migliorare la lassità. Febbraio è un ottimo mese per i laser vascolari (Dye Laser, IPL), perfetti per eliminare il rossore residuo delle cicatrici o la couperose, poiché la pelle è al suo massimo grado di chiarezza.

Avvicinandosi alla primavera (marzo), la prudenza aumenta: si preferiscono peeling leggeri o trattamenti laser molto superficiali. Dalla primavera all’estate, ogni trattamento laser che sensibilizzi la pelle al sole è da evitare. Questo calendario strategico non è una regola ferrea, ma un framework logico per massimizzare i risultati e minimizzare i rischi, sfruttando la “complicità” della stagione fredda. L’uso di una protezione solare SPF 50+ rimane comunque un imperativo non negoziabile durante tutto il percorso, anche nella più grigia giornata di gennaio, per proteggere l’investimento fatto e garantire una guarigione ottimale.

La pianificazione è la chiave del successo in dermatologia estetica. Per questo, è utile avere sempre a mente come strutturare un protocollo di trattamenti in base alla stagione.

Il primo passo verso un reale miglioramento è una diagnosi accurata. Valutate con un dermatologo specializzato il protocollo più adatto al vostro tipo di cicatrice e alla vostra pelle, per costruire un percorso terapeutico efficace, sicuro e realistico.

Domande frequenti sul trattamento delle cicatrici

Quando è sicuro iniziare il needling su una cicatrice?

Generalmente non prima di 3-6 mesi dalla chiusura della ferita. È fondamentale attendere che la cicatrice sia completamente stabilizzata, ovvero appaia piatta, di colore chiaro (bianca o rosa pallido) e non sia più dolente, pruriginosa o arrossata. Agire prima può peggiorare l’infiammazione e la fibrosi.

Quali sono i rischi del needling su cicatrici ancora infiammate?

Il rischio principale è quello di peggiorare la condizione. Il trauma meccanico del needling su un’area già infiammata può indurre una risposta di guarigione anomala e iper-reattiva, con il pericolo concreto di trasformare una cicatrice normale in una cicatrice ipertrofica (in rilievo) o addirittura in un cheloide.

Come si riconosce una cicatrice ancora infiammata?

I segnali di allarme di una cicatrice ancora in fase infiammatoria e quindi non adatta a trattamenti come il needling sono chiari: colore rosso vivo o violaceo, un leggero gonfiore percepibile al tatto, una spiccata sensibilità o dolore alla palpazione, e la presenza di prurito persistente.

Scritto da Elena Ricci, Medico Estetico e Dermatologa specializzata in tecnologie laser e trattamenti iniettabili avanzati, con un master in dermatologia clinica e 12 anni di pratica. È esperta nel ringiovanimento non invasivo e nella cura delle patologie cutanee attraverso protocolli combinati.